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Bioacustica

 

La bioacustica è un ramo della zoologia, strettamente correlato all’etologia, che studia i metodi ed i mezzi di trasmissione e ricezione del suono negli esseri viventi. Essa viene applicata in ambiente acquatico per l’esame del comportamento acustico degli animali che lo popolano e per una migliore comprensione delle caratteristiche ambientali nelle quali essi si trovano. Lo sviluppo di questa scienza è avvenuto intorno agli anni ’50, quando gli strumenti per la registrazione e la riproduzione audio divennero disponibili anche per la comunità scientifica.

In acqua, il suono offre il miglior compromesso di velocità, risoluzione e range di trasmissione, inoltre il basso tasso di attenuazione, consente una buona trasmissione dei segnali acustici anche sulla lunga distanza (da pochi metri a chilometri di distanza) ad una velocità 5 volte superiore rispetto a quella raggiungibile nell’aria (~1500 m/s in acqua contro i ~340m/s in aria). Tuttavia, sono proprio le caratteristiche acustiche dell’ambiente acquatico a mettere in difficoltà i ricercatori, in quanto le ottime capacità di trasmissione del suono rendono molto difficile comprendere quale animale stia emettendo un determinato tipo di suono. Sono stati dunque realizzati nuovi dispositivi, chiamati “hydrophone array”, che prevedono la disposizione in serie di più idrofoni, rendendo possibile la localizzazione dell’individuo che vocalizza.

Nel mar Mediterraneo centrale, l’applicazione dei metodi di bioacustica si è evoluta molto rapidamente negli ultimi vent’anni. La prima applicazione risale al 1985, quando i dati raccolti da Watkins e colleghi durante una loro crociera di ricerca nel canale di Sicilia, confermarono l’importanza del campionamento bioacustico per determinare la presenza di cetacei in una determinata area, oltre a consentire di raccogliere dati anche in condizioni meteo proibitive. Questa esperienza fu un incentivo per ulteriori ricerche che prevedevano l’uso della bioacustica sia in mare aperto che in ambiente controllato. Nel 1988, presso L’Università degli Studi di Pavia, nasce il Centro Interdisciplinare di Bioacustica e Ricerche Ambientali (CIBRA). Obbiettivi del laboratorio erano lo sviluppo di progetti di ricerca  sulla comunicazione acustica negli animali acquatici, lo studio di applicazioni pratiche per il monitoraggio ed il censimento dei cetacei, lo sviluppo di metodi di analisi basati sull’elaborazione digitale dei segnali e la creazione di una banca dati dei suoni dei cetacei del Mediterraneo. Nel 1994, in vista dell’ENCY 95 (European Nature Conservation Year), la Marina Militare Italiana, in cooperazione con il CIBRA ed altre istituzioni di ricerca, appoggiò un programma per la ricerca bioacustica sui cetacei, dando supporto logistico e mettendo a disposizione le proprie tecnologie.  Il progetto si incentrava principalmente sulle due più grandi specie di cetacei del Mediterraneo, la balenottera comune ed il capodoglio.

>> KETOS e la bioacustica


>> Impatto del rumore sui mammiferi marini

 

Testi a cura di Eugenio Internullo

 

Bibliografia

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