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Do il consenso

Igiene ambientale

 

Negli ultimi decenni sono state immesse nell’ambiente nuove sostanze chimiche i cui effetti negativi sono stati scoperti solo di recente.
L’ambiente marino, a causa della sua complessità, rappresenta sicuramente l’ecosistema che risente maggiormente degli effetti negativi indotti da tali sostanze che vi arrivano sia tramite immissione diretta che indiretta.
Questa contaminazione globale dei mari e degli oceani, e conseguentemente l’assorbimento degli inquinanti negli organismi marini, ha spinto il mondo scientifico a valutarne gli effetti su tutti i livelli della catena alimentare.
La sola constatazione della presenza di tali contaminanti in un segmento di ecosistema acquatico studiato, però, non indica così semplicemente le ripercussioni che essi possano avere sul biota. E’ infatti necessario che vengano stabilite delle connessioni  tra i livelli esterni di esposizione, i livelli interni di contaminazione tissutale e i primi effetti avversi.
Inoltre l’ entità della biodisponibilità di tali composti, non dipende solo dalle proprietà fisico-chimiche del composto, dal tempo di esposizione e dal livello trofico colpito, ma anche dalle caratteristiche fisiologiche e biochimiche caratteristiche della specie target.

Fino a qualche tempo fa, le conoscenze sui Cetacei erano limitate. I  maggiori progressi in merito alla loro fisiologia e a ciò che può colpire la loro salute, sono stati fatti negli ultimi 25 anni. Allo stesso tempo è stato riconosciuto che le modificazioni ambientali, risultanti dalle attività umane, come l’inquinamento o la pesca, esercitano una propria influenza sugli individui e sulle popolazioni.
I mammiferi marini sono considerati infine i testimoni di un ambiente fragile ed affascinante come il mare e, vista la loro sensibilità agli inquinanti, sono diventati una delle bandiere nelle battaglie ecologiste.
Inoltre sono sicuramente tra i migliori organismi bioindicatori per una serie di motivi quali ad esempio:

1. Longevità
2. Territorialità
3. Conoscenza della nicchia ecologica delle varie specie, soprattutto delle specie   costiere
4. Predatori all’apice della catena alimentare

Per queste loro caratteristiche ecologiche possono accumulare alte concentrazioni di alcuni contaminanti dalla loro dieta e sono tra gli animali più esposti a rischio tossicologico derivante dall’accumulo dei contaminanti.

I contaminanti persistenti sono noti per la grande varietà di effetti tossici che causano, come disfunzioni immunologiche e riproduttive, carcinogenesi, effetti neurologici. Inoltre da un punto di vista ecologico è stata dimostrata una riduzione della variabilità genetica delle popolazioni esposte, mutazioni, aberrazioni cromosomiche, difetti di nascita e cancro.
Molti contaminanti persistenti hanno inoltre anche la proprietà di distruttori endocrini su tutte le specie animali viventi, incluso l’uomo. Per questo motivo l’interesse sui loro effetti tossici negli ultimi anni è divenuto sempre più alto.
Effetti deleteri sulle popolazioni animali sono spesso difficili da rilevare in organismi molto grandi poiché molti di questi effetti tendono a manifestarsi solo dopo un lungo periodo di tempo, quando oramai è troppo tardi per azioni correttive o riduzione del rischio. Questi scenari hanno spinto il mondo scientifico a stabilire dei segnali di allarme precoci, o biomarkers, che riflettono le risposte biologiche contro tossine ambientali antropogeniche.  Esistono diversi tipi di biomarkers e tra questi i più studiati sono sicuramente:

1. Proteine da stress (HSP) e metallothioneine
2. Indicatori di stress ossidativo
3. Parametri riproduttivi ed endocrini
4. Parametri genotossici
5. Parametri fisiologici e morfologici
6. Enzimi coinvolti in processi di biotrasformazione

 

Testi a cura di Chiara Copat
 

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